«Non modificheremo il nostro protocollo, e continueremo a escludere i donatori di sangue a rischio». Ieri il Centro trasfusionale e d’immunologia dei trapianti del Policlinico di Milano ha detto no al ministro della Salute Francesco Storace: gli omosessuali maschi continueranno a essere considerati categoria a rischio, ed esclusi dalla donazione di sangue.
Corriere della Sera, 23 settembre 2005
E’ una discriminazione? Il professor Paolo Rebulla, primario di questo centro che raccoglie ogni giorno circa 100 donazioni, lo nega: «Noi non discriminiamo l’orientamento sessuale, tanto è vero che non consideriamo a rischio le donne omosessuali, e accettiamo la loro donazione. Ma il nostro dovere di medici, a tutela dei malati che riceveranno il sangue, è di individuare i comportamenti a rischio. Perciò escludiamo dalla donazione anche gli eterosessuali che abbiano avuto più di tre partner in un anno».
Spiega poi che il tipo di rapporto sessuale tra maschi rientra tout court tra i comportamenti a rischio, e aggiunge: «E’ considerato ad alto rischio negli Stati Uniti, nel Canada e nei 15 Paesi dell’Europa preampliamento. Dirò di più: negli Usa uno studio effettuato per valutare un’eventuale ammissione di donatori omosessuali maschi, ha dimostrato che le donazioni sarebbero aumentate del 2 per cento, ma che il rischio di trasfondere sangue infettato dal virus dell’Hiv o dell’epatite virale sarebbe aumentato di cinque volte».
Siamo quindi al braccio di ferro con il ministro Storace? Risponde Rebulla: «Assolutamente no. Noi ci siamo limitati, com’è nostro dovere, a inviargli una relazione in cui sosteniamo le ragioni scientifiche di questa esclusione, e ce ne assumiamo la responsabilità in scienza e coscienza. Del resto, io faccio parte, su nomina proprio del ministro Storace, della nuova commissione ministeriale sui problemi trasfusionali. E’ in questa sede che va dibattuto il problema».
Ma da Napoli viene il ricordo di una storia speculare e contraria: il medico trasfusionista Domenico Ronga, dell’Istituto dei tumori «Pascale», finì sotto processo per aver accettato nel 1997 la donazione di un omosessuale maschio. Ricorda Ronga: «Lo accettai perché formava con il suo compagno una coppia stabile e fedelissima, quindi non ravvisai il famoso "comportamento a rischio". Nel 2000 fui condannato a otto mesi di prigione, ma nel 2003 fu lo stesso pubblico ministero a chiedere la mia assoluzione nel processo d’appello».
Antonella Cremonese