Il cardinale aprirà oggi la sessione estiva del Consiglio permanente della Cei e parlerà della proposta di Prodi. Probabile il no alle unioni gay.
Corriere della Sera, 19 settembre 2005
CITTÀ DEL VATICANO - Il Papa e il cardinale Ruini tornano a far sentire la loro voce sul destino della famiglia, per mettere in guardia dalle «insidie» che vengono dalle «unioni di fatto»: ne trattava ieri un messaggio inviato dal Papa ai cattolici spagnoli e ne tratterà il cardinale Ruini oggi pomeriggio, aprendo a Roma la sessione estiva del Consiglio permanente della Cei. Il riferimento alle unioni di fatto sarà certamente esplicito - e decisamente contrario alla proposta di Prodi - nella prolusione del cardinale Ruini, mentre il messaggio papale questa volta è restato sulle generali, preferendo puntare sul dovere dei cattolici di «promuovere» leggi che rafforzino la famiglia, piuttosto che mettere in guardia dalle diverse forme di «contestazione» della famiglia.
«Impegnatevi - ha detto Benedetto XVI in un messaggio indirizzato ai partecipanti a un incontro sulla famiglia, che si è tenuto a Torreciudad - nell’ardua opera di promuovere e rafforzare leggi e metodi che favoriscano positivamente diritti e doveri della famiglia, comunità fondata dal Creatore e segno di speranza per i popoli». Nella sobrietà della prosa papale è chiaro il riferimento all’aspro scontro che è in corso in Spagna tra il governo di Rodríguez Zapatero e l’episcopato, specie dopo l’introduzione nell’ordinamento spagnolo del matrimonio per coppie omosessuali.
Non ci sono indiscrezioni sulla posizione che prenderà oggi il cardinale Ruini in riferimento al dibattito sulla cosiddetta «proposta» Prodi, ma sulla base di quanto è venuto affermando in materia negli ultimi anni si può prevedere che essa consisterà in un «no» netto all’adozione di un «patto di convivenza civile», o di strumenti simili, per le coppie omosessuali e in un mezzo «no» per le coppie eterosessuali: per queste potrebbe mostrarsi disponibile sui «diritti» da garantire, ma severo sulle forme, avendo come preoccupazione prioritaria che non si arrivi all’introduzione nel nostro ordinamento di una specie di matrimonio di serie «B».
Di sicuro le parole del cardinale risulteranno più vicine, come indicazione d’insieme, alla posizione di Francesco Rutelli, piuttosto che a quella di Romano Prodi, per citare due leader politici che laicamente si richiamano - ambedue - all’ispirazione cristiana. Di Prodi il cardinale teme il diretto riferimento ai «Pacs» francesi e il fatto che la sua proposta sia stata formulata in dialogo con l’Arcigay, risultando dunque mirata «anche» alle coppie omosessuali. Nella posizione di Rutelli il presidente della Cei apprezza il suggerimento di tenere la materia sul piano dei «contratti privatistici», escludendone l’applicabilità alle coppie omosessuali.
Per quanto riguarda il «no» al «patto» omosessuale, il cardinale Ruini potrebbe rivolgere un monito ai politici cattolici facendo riferimento a un documento pubblicato nel luglio del 2003 dalla Congregazione per la dottrina della fede, documento che porta la firma del cardinale Ratzinger: «Se tutti i fedeli sono tenuti a opporsi al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, i politici lo sono in particolare, nella linea della responsabilità che è loro propria».
Sulle coppie di fatto il presidente della Cei può appoggiare le sue osservazioni su una fitta predicazione di Giovanni Paolo II, che ha affermato tante volte che «la famiglia non può essere messa sullo stesso piano delle semplici associazioni o unioni, e queste non possono beneficiare dei diritti particolari legati esclusivamente alla protezione dell’impegno coniugale» (così parlò per esempio nell’ottobre del 1998 a una delegazione di parlamentari europei).
Tra le frecce che Ruini si ritrova in questa occasione nella faretra, ve ne sono due che gli vengono dal nuovo Papa e ambedue riferite all’Italia: la prima gli viene da un discorso tenuto da Benedetto XVI ai vescovi italiani il maggio scorso e la seconda da una «lezione» sulla famiglia che papa Ratzinger svolse a un convegno romano il giugno scorso (convegno che era presieduto dal cardinale Ruini in quanto vicario del Papa per la città). Il 29 maggio Benedetto XVI aveva invitato i vescovi italiani a tenere d’occhio «la tendenza, diffusa nella società e nella cultura, a contestare il carattere unico e la missione propria della famiglia fondata sul matrimonio». Nell’espressione «carattere unico» è sintetizzata l’avversione cattolica a forme alternative di famiglia rispetto a quella «fondata sul matrimonio».
Il 6 giugno il nuovo Papa era stato assai più vibrato, nelle parole rivolte ai convegnisti romani: «Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il "matrimonio di prova", fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell’uomo».
Luigi Accattoli